Federica Rossi

“Federica Rossi presenta le mappe di un paesaggio interiore, un atlante dissecato, riarso con mappali di terre scabre, deserte, con strane improvvise e diffuse luminescenze, quasi nebbie crepuscolari rischiarate dall’interno da luci segrete, con l’esplosione di cretti, crepature su terre, prodotti da un arsura non meno interiore, non meno sotterranea, in un continuo rimandare tra superficie del visibile, dell’apparenza e un sottosuolo che si intuisce, che preme, che forza, pronto ad esplodere, ad eruttare, le cui gallerie, i cui cunicoli, le cui vie nascoste non si possono che intuire o meglio che presagire. Se il rosso si affaccia nelle terre crepate, tra nere fessure, è per addensarsi in ferita, in segno simbolo del sesso femminile. Non si impasta con la terra, non la vitalizza, la riempie, le dà una forma, la abbacina di uno splendore di corallo, che si raggruma però, che non scaturisce, che segna solo la ferita di una pelle diversa.” Marzio Dall’Acqua, Storico dell’arte
Direttore Archivio di Stato di Parma - Bologna
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